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Le 7 meraviglie del mondo
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Le 7 meraviglie del mondo
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Le 7 meraviglie del mondo

Le Sette meraviglie del mondo antico sono le strutture architettoniche, sculture ed edifici che i Greci ed i Romani ritennero essere le più belle e straordinarie opere dell'intera umanità. Tutte costruite più di 2000 anni fa, furono contemporaneamente visibili solo nel periodo fra il 250 a.C. ed il 226 a.C.; successivamente andarono ad una ad una distrutte per cause diverse; solo l'imponente Piramide di Cheope, che già all'epoca era la più antica di tutte, sopravvive ancora oggi. Vengono anche chiamate le sette meraviglie classiche oppure le sette meraviglie antiche per distinguerle dalle sette meraviglie moderne proposte in tempi più recenti.

Le 7 meraviglie del mondo antico

I Giardini Pensili di Babilonia
Il Colosso di Rodi
Il Mausoleo di Alicarnasso
Il Tempio di Artemide ad Efeso
Il Faro di Alessandria in Egitto
La statua di Zeus ad Olimpia
La Piramide di Cheope a Giza


I Giardini Pensili di Babilonia Di Babilonia è famosa la biblica "Torre di Babele", ma ancor più stupore riscuotevano i giardini pensili, frutto e vanto della grande capacità sviluppata dai mesopotamici nel campo dell'idraulica e dell'irrigazione. Fatti costruire probabilmente dal re Nabucodonosor (605-562 a.C.) che aveva liberato Babilonia dal giogo degli Assiri facendola tornare per qualche tempo capitale di un impero, sorgevano su una collina naturale, su terrazze impearmibilizzate con bitume e regolarmente bagnate e drenate da un sistema complesso
di irrigazione, che faceva salire l'acqua anche nei punti più alti. I giardini, situati probabilmente vicino al palazzo reale, già in posizione sopraelevata, contenevano poi ogni tipo di vegetazione, compresi alberi ad alto fusto, per cui lo spettacolo era visibile anche dall'esterno delle mura, ai viaggiatori che si avvicinavano alla città. Quando in seguito a vicissitudini storiche tutta l'area mesopotamica decadde e i sistemi di canalizzazione furono sempre più trascurati, il deserto si riappropriò rapidamente delle terre che gli erano state strappate.

Il Colosso di Rodi La ricchezza di Rodi rappresentava un attraente bottino e nel 305-4 a.C. subì l'assedio di Demetrio Poliorcete, a cui resistette e che fu costretto alla pace. Per festeggiare lo scampato pericolo venne eretta, ad opera di Carete di Lindos, allievo di Lisippo, una statua dedicata al dio Helios (sole), la cui costruzione durò 12 anni e venne chiamata Kolossos. La statua pare raffigurasse una figura umana alta almeno 32 metri, a gambe divaricate all'ingresso del porto principale, poggianti su due basi di marmo, in modo che le navi passassero
sotto le sue gambe; con una fiaccola nella mano destra, in modo da fungere anche da faro. La parola Colosso indicava fino ad allora statuette di argilla o legno di forma umana e venne utilizzata per indicare la statua di Rodi, identificandosi da allora con statue di enormi dimensioni. Il Colosso ebbe purtroppo vita breve, spezzandosi e crollando a causa di un terremoto nel 227-4 a.C., e non venne più ricostruito a causa di un sacro divieto.

Il Mausoleo di Alicarnasso Fra il 377 ed il 353 a.C la Caria fu governata da Mausolo, il quale spostò la capitale ad Alicarnasso. Egli concepì anche un grande monumento, che fu ultimato successivamente dalla vedova Artemisia. Il Mausoleo di Alicarnasso fu realizzato da architetti e scultori di grande fama, con lo scopo di accogliere i resti mortali di Mausolo e consorte, e innalzarlo così dopo la morte a un livello divino. Nell'opera, riconducibile alla millenaria tradizione orientale dei sepolcri colossali, le credenze orientali e il gusto barbaro si accostano alla
più recente arte greca, preannunciando l'arte ellenistica. Venne costruito sul fianco di una collina, su una piattaforma quadrangolare, sopra la quale si innalzava un tempio ionico a 36 colonne. Questo era a sua volta sormontato da una piramide quadrangolare a 24 gradini, su cui troneggiava una quadriga, cioè un carro. Lo stile denotava una grande profusione di sculture su tutto l'edificio ed una tendenza al colossale. L'edificio fu distrutto nel XV secolo dai crociati e la costruzione del Castello di San Pietro, presso Alicarnasso, utilizzò anche materiale ottenuto dalla sua demolizione. Oggi è possibile ammirarne solo alcuni resti al British Museum di Londra.

Il Tempio di Artemide ad Efeso La costruzione del tempio iniziò nel VI secolo a.C., in un periodo in cui le città greche dell'Asia Minore erano cadute sotto la dominazione di Creso, re della Lidia, e la sua realizzazione fu lunghissima, richiedendo l'intervento di più generazioni e proseguendo, quindi, anche dopo che la Lidia fu annessa da Ciro all'Impero Persiano. Altissime colonne, struttura complessivamente enorme e bellissima, arricchita con statue e ornamenti opera dei più grandi artisti dell'epoca. Nel tempio, in posizione centrale, si poteva ammirare la statua
di Artemide, raffigurata come una dea dalle molte mammelle. Il tempio fu distrutto da un incendio nel 356 a.C., appiccato da Erostrato, che tentò con quel gesto di rendere il suo nome immortale; desiderio che l'autorità cercò di contrastare, vietando di utilizzare il suo nome per i nuovi nati. Ricostruito da Alessandro Magno il tempio non ritornò purtroppo alla precedente bellezza; vi fu comunque aggiunta una scalinata intorno al basamento, originali le basi delle colonne ornate con sculture secondo la moda orientale. Gravemente danneggiato dai Goti nel III secolo d.C., fu definitivamente distrutto dai cristiani nel IV.

Il Faro di Alessandria in Egitto Alessandria diverrà la più grande città del mondo per tre secoli, arrivando a contare, pare, un milione di abitanti, provvista anche di un Museo (una specie di istituto per l'insegnamento, con collezioni di opere d'arte e giardino botanico e zoologico) e di una Biblioteca con 700.000 volumi. Una diga in mattoni, lunga oltre un chilometro , univa l'isola di Faro, posta di fronte alla città, alla terraferma, formando due golfi, in cui avevano sede due porti, uno militare e uno mercantile (di Eunosto). Sull'isola, tra i porti, primi a possederne una, sorgeva una torre di marmo,
luminosa, alimentata durante la notte a legna o a petrolio e potenziata con una serie di specchi, usata come torre d'avvistamento di giorno. Strutturata a tre piani, ornata con statue di mostri marini e divinità del mare e un'altra grande statua sulla cima, era alta 120-130 metri, e la sua luce visibile dalle navi a 60 chilometri di distanza. Il nome di "faro", dall'isola che la ospitava, verrà poi ereditato da tutte le successive torri luminose all'ingresso dei porti, fino ai giorni nostri.

La statua di Zeus ad Olimpia Ad Olimpia fra il 470 e il 456 a.C. venne costruito il magnificente Tempio di Zeus, ad opera di Libone di Elide. Per rendere più maestoso il luogo venne affidata a Fidia la costruzione di una statua raffigurante il Padre degli Dei. Avvalendosi di nuove tecniche di scultura Fidia creò un'imponente statua in oro ed avorio, che completò attorno al 440 a.C.. Le misure, per quei tempi, erano di tutto rispetto (larghezza piedistallo 6,5 m; altezza 13 m). Zeus era raffigurato in posizione seduta e la sua testa toccava quasi il soffitto del tempio. La grandezza ed il
fatto che Zeus potesse sfondare il tetto in posizione eretta, furono gli elementi che decretarono la fama di quest'opera. Le descrizioni giunte fino ai tempi nostri ci dicono che il Dio era seduto su di un trono decorato con figure alate ed altri personaggi divini. Oltre ad oro ed avorio era stato fatto uso di altri materiali (ebano, pietre preziose) ed inoltre saltuariamente la statua veniva adornata di drappi, tele ed altri regali fatti da re e sovrani. Nel I secolo a.C. l'imperatore romano Caligola cercò di trasportare la statua a Roma, ma senza successo. Il tempio fu in seguito danneggiato da terremoti, incendi, inondazioni e definitivamente distrutto nel corso del VI secolo d.C., mentre la statua fu portata a Costantinopoli e bruciò durante un grave incendio nel 462 d.C.

La Piramide di Cheope a Giza sorge presso il villaggio di Giza (o Gizeh) accanto a quelle di Chefren e di Micerino, sulla sinistra del Nilo, all'inizio del delta, e non lontano dalla città di Il Cairo. Si tratta della piramide fatta costruire da e per il faraone Cheope, morto all'età di 31 anni nel 2520 a.C.. La piramide nasconde tre camere mortuarie, saccheggiate dai ladri già in epoca antica, probabilmente preparate, come consuetudine, in modo simile all'abitazione di un vivo, con mobili e provviste. La Grande Galleria, che porta alla camera del Re, è lunga oltre 50 metri e alta più
di 9 con soffitto a cesto di lastre di pietra (4), mentre la camera, 11 metri per 5 e alta 6, è composta da 9 lastre del peso di 400 tonnellate ciascuna. La Grande Piramide, unica tra le "sette meraviglie" ad essere arrivata sostanzialmente integra fino a noi, conserva indubbiamente un grande fascino, che le deriva dalla sua sbalorditiva struttura. Si tratta infatti del più grande monumento in pietra mai costruito. Alta 137 metri (in origine 146), il suo volume supera i 2 milioni e mezzo di metri cubi, con un peso stimato in 6,5 milioni di tonnellate di pietra. Ha una base quadrata con lato di 230 metri (con variabilità massima di 20 cm) che occupa più di 5 ettari, e livellata con tale precisione da misurare una differenza massima di quota di 1 cm. Le facce laterali sono inclinate di 52° sull'orizzontale. Enormi montagne di pietra, monumenti e tombe, forse anche grandi opere pubbliche con fini sociali, forse strumenti astronomici, e templi dedicati al dio Sole. Le piramidi continuano ad osservarci.

Fonte www.cavinimaurizio.it

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